Wandbot 2.1 – Il lancio al festival della scienza 2011

<< Tutto ciò che è intorno si anima, e se tocchi un oggetto succede qualcosa! D’un tratto l’ambiente circostante si costella di iper-oggetti la cui manipolazione può scatenare svariate reazioni ! >>

Questo è stato lo slogan che negli ultimi 4 anni ha fatto da supporto al progetto WANDBOT sviluppato in collaborazione al Dr. Massimiliano Caretti dell’ISTC-CNR e al Prof. Orazio Miglino dell’Università degli Studi di Napoli.

Nel tempo Wandbot ha trovato svariate applicazioni ed ha dimostrato la sua estrema flessibilità, tanto che, da semplice stumento da utilizzare nella pratiche di riabilitazione cognitiva, è diventato un sistema autore in grado di costruire scenari di realtà aumentata utili tanto in constesti clinico/riabilitativi, quanto in contesti di apprendimento e divulgazione scientifica.

Wanbot (negli Science Center chiamato “Robofrof”) sta lasciando la sua forma di “prototipo”, infatti, il lavoro di oggi è concentrato sulla definizione del design della periferica che permette l’interazione dell’utente con gli oggetti a lui circostanti. Tale studio di design è stato affidato al team di “Architecture and Vision” , sotto la direzione di Arturo Vittori , uno tra i designer italiani più famosi, nonchè relatore in numerosi convegni e conferenze internazionali sui temi della progettazione, dell’architettura spaziale, del trasferimento tecnologico e dell’eco sostenibilità. L’immagine del post riporta uno degli esperimenti di design realizzati dal team di Vittori. L’oggetto definitivo sarà mostrato in anteprima al pubblico durante la manifestazione scientifica italiana FESTIVAL DELLA SCIENZA 2011

Clicca qui per scaricare lo studio di design

Gelmini e la riforma: predica bene e razzola male!

La nota riforma del ministro Gelmini dovrebbe servire ad evitare eventuali concorsi su “base parentale” all’interno dell’Università ! La nostra cara “ministra” non ha fatto altro che pubblicizzare notte e giorno questa importante svolta che il suo DDL introdurrà.

Eppure, nel pieno delle proteste studentesche la Gelmini si impegna a dispensare nomine a “Prof. Emerito” infatti, leggendo on line mi salta agli occhi questo articolo che recita :<<Il prof. Pietro Perlingieri è stato nominato Professore Emerito dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Maria Stella Gelmini.>>

Questo cognome mi suona familiare, sicuramente sentito alla televisione o sui giornali, ricordo infatti che l’illustrissimo Professore in oggetto è padre di uno dei  più giovani docenti ordinari d’Italia : Giovanni Perlingieri.  Nulla di strano, potrebbe trattarsi di un prodigio, una mente eccelsa ma, putroppo, mi è capitato tra le mani anche un libro dal titolo “L’Università Truccata” , forse è li che ho letto del Professore, non ricordo; comunque, spinto da curiosità mi metto a cercare qualche informazione in rete e scopro quanto segue sul sito www.lavoce.info :

… Ma la carriera più spettacolare è probabilmente quella di Giovanni Perlingieri (figlio di Pietro ordinario a Benevento), che già abbiamo visto vincere il concorso da ricercatore nel 2001 a 24 anni con Giovanni Tatarano come commissario. Nell’aprile del 2002 viene bandito un concorso da associato a Cagliari, che egli, ancora giovanissimo, vince in dicembre, venendo subito chiamato a Salerno; dopo otto mesi viene indetto un concorso da ordinario a Padova, che vince nel marzo del 2004; viene quindi chiamato come ordinario nel settembre 2005 alla seconda università di Napoli, a 29 anni appena compiuti. Stabilisce così probabilmente due record, o almeno vi si avvicina molto: la carriera più fulminante (quattro anni e mezzo dalla nomina a ricercatore alla nomina a ordinario, quando spesso ci vogliono tre anni solo per espletare un singolo concorso, e altrettanti per ottenere la conferma in ruolo); e uno dei più giovani ordinari nella storia dell’università italiana (Luigi Einaudi divenne ordinario a 28 anni, e per decenni se ne parlò come di un fatto leggendario). (FONTE: http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000670.html )

Mi auguro che tutto questo non sia vero!

Il rettore della Sapienza . . un “pessimo” esempio Italiano

Diavolo di un rettore! – Fonte “l’espresso Blog”

Il Magnifico dell’Università di Roma, La Sapienza, Luigi Frati assume come professore ordinario il

figlio. Giusto in tempo

Lo ammetto, ci stavo cascando. Il fatto è che in questi mesi il rettore de La Sapienza si era comportato proprio bene. Ha trasformato l’ateneo, ha detto che avrebbe punito i fannulloni, ha cercato il modo di incentivare la ricerca… insomma mi stavo convincendo che talvolta è la funzione che crea l’organo e che Frati, una volta rettore, con una giravolta etico-caratteriale di 180 gradi, era davvero diventato un uomo delle istituzioni.

Poi, una notizia sgattaiola dall’elenco delle persone considerate idonee per il posto di professore ordinario, e diventa ufficiale che la facoltà di medicina dell’ateneo di Frati (che fino a qualche settimana fa era sia rettore che preside della stessa facoltà) ha terminato il 19 dicembre le procedure per chiamare a questo ambito comptito tal Giacomo Frati, già professore associato nella stessa facoltà.

Certo i meriti di Giacomo Frati saranno esemplari, chi siamo noi per giudicare? Ma  è difficile considerarre una pura coincidenza  i tempi della chiamata che, per un pugno di ore, eludono il giogo della riforma Gelmini che, tra i mille danni che fa, ha l’effetto positivo di impedire che un ateneo chiami figli e parenti di chi già vi occupa posizioni accademiche.

Quindi ii prof Frati Giacomo potrà sedere accanto all’augusto padre. Alla sorella Paola che alla Sapienza fa il professore di Medicina legale. Alla madre Rita Angeletti che nello stesso ateneo è professore di Storia della medicina. Frati Luigi dice che se uno è bravo non può essere disciminato perché si chiama come lui (come dargli torto?). E, riferendosi alla moglie, ci ha detto che è ovvio che gli amori nascano tra persone che fanno mestieri analoghi, in particolare mestieri di questa fatta. Resta però che la signora Angeletti Frati quando è salita allo scranno di prof ordinario era prof di liceo; e che l’amore con l’attuale Magnifico non deve essere nato in consiglio di facoltà. Ma questi sono fatti loro (chissà perchè lui li ha tirati in ballo?).

Un ultima cosa: a chi venisse in mente di pensare che, in fondo, se impedice simili inciuci, la riforma Gelmini non deve essere male, suggerisco che a Roma ci sono tre università e che una mano lava sempre l’altra. Impedire d’ufficio consanguinei nello stesso ateneo è una sciocchezza: l’amante, la moglie, il figlio o la cugina un vero barone li  mette in cattedra dove c’è un amico pronto a farlo in cambio di un analogo servigio per analoghi amanti, mariti, cugini… Da questo schifo se ne esce solo con una vera e misurabile meritocrazia e con la trasparenza assoluta delle scelte e degli atti: tutto il resto è papocchio.

La riforma Gelmini in sintesi

Docenti in pensione a 70 anni
Con la riforma viene abolita la possibilità che il docente universitario si avvalga dei due anni di trattenimento in servizio. Il docente ordinario dovrà andare tassativamente in pensione a 70 anni, mentre il professore associato dovrà andare tassativamente in pensione a 68. Più spazio dunque ai giovani, e viene favorito il turn over.

Lotta contro gli sprechi
L’obiettivo sin dal principio più “nobile” di questa riforma è la necessaria lotta contro gli sprechi di soldi e risorse. Atenei piccoli si preparano a fusioni con altri atenei e non ci potranno essere più di 12 facoltà per ateneo. Università, facoltà e dipartimenti accademici poco efficienti e con problemi di bilancio vanno incontro al commissariamento.

Le università che continueranno a utilizzare più del 90% dei finanziamenti statali per le spese fisse (personale e ammortamenti) non potranno bandire concorsi per nuove assunzioni. I rettori potranno restare in carica per un massimo di 8 anni: si vuole impedire che ci siano rettori a capo di università per più di 20 anni, come accade ancora oggi in alcune realtà.

Ricercatori addio?
Cambia, e di tanto, anche la figura dei ricercatori: è prevista la fine delle collocazioni lavorative a tempo determinato: la nuova figura prevede la possibilità di accedere all’insegnamento attraverso due contratti triennali: se nel corso del secondo triennio il ricercatore vince il concorso da docente associato rimarrà in seno all’università; in caso contrario non potrà più continuare l’attività accademica.

L’accesso alla docenza non prevede però deroghe o sanatorie per i circa 20mila attuali ricercatori a tempo determinato. L’iter che saranno chiamati a seguire è lo stesso di quelli che approdano oggi negli atenei. I ricercatori protestano da mesi sostenendo che l’unico risultato sarà l’aumento del precariato.

Più difficile diventare professore
Chiunque voglia diventare docente ordinario o associato dovrà conseguire l’abilitazione scientifica nazionale, una sorta di concorso unico a cadenza annuale. L’agenzia statale per la valutazione dell’attività di ricerca terrà sotto stretto controllo la produzione scientifica dei docenti, che dovranno presentare relaizoni sul loro operato. Per i “fannulloni” niente scatto di stipendio.

I concorsi dovrebbero essere meno pilotati dai cosiddetti “baroni”. Le selezioni saranno fatte da una commissione formata da quattro professori ordinari estratti a sorte e, rispetto a oggi, saranno valutate maggiormente la produzione da parte dei candidati di pubblicazioni, le esperienze internazionali, e la didattica svolta.

Perchè nessuno li ha letti??

Dal sito istituzionale del Nostro comune sono arrivato a quello dell’Arpac Campania (http://www.arpacampania.it/acerra/ ) dove vengono riportati di dati sul monitoraggio dei pozzi di Acerra, monitoraggio fermo a dicembre 2008. Spinto dalla curiosità ho deciso di leggere i grafici e di capire a che cosa corrispondessero tutte quelle sigle e tutti quei numeri. Grazie all’aiuto di internet, libri è wikipedia ho scoperto quanto segue. Inutile dire che il tutto è fortemente raccapricciante e spaventoso. Ma la rabbia maggiore è che i dati delle rilevazioni erano li, da tempo, eppure nessuno li aveva letti o comunque tradotti in linguaggio comprensibile a tutti i cittadini che giustamente non sono obbligati a conoscere chimica ed analisi dei dati. Ma questi pozzi non dovrebbero essere chiusi? A voi, purtroppo, quanto segue.

Tricloroetilene: È un prodotto sintetico e a temperatura ambiente si presenta come un liquido incolore dall’odore caratteristico (dolciastro). Analogamente al cloroformio, è un  sospetto cancerogeno. Inalato, il tricloroetilene deprime il sistema nervoso centrale e produce sintomi simili a quelli dell’ubriacatura da alcol: mal di testa, confusione, difficoltà nella coordinazione motoria. Una esposizione prolungata può portare all’incoscienza e alla morte. Particolare attenzione va posta nei luoghi dove è possibile avere alte concentrazioni di suoi vapori; il tricloroetilene de-sensibilizza rapidamente il naso e diviene impercepibile all’olfatto, aumentando il rischio di inalarne dosi elevate. La sperimentazione animale ha dimostrato la cancerogenicità del tricloroetilene a carico del fegato nei topi. Il tricloroetilene è considerato un cancerogeno fortemente sospetto.

Dalle rilevazioni arpac Campania sui pozzi emerge che i pozzi con codice 36 (Tavola n° 9 – Pozzo 36 Corso Italia) e codice 11 (Tavola n° 6 – Pozzo 11 – Via Alcide De Gasperi) i livelli di Tricloroetilene sono di gran lunga superiori ai livelli di allarme. I dati sono consultabili al seguente link:

http://www.arpacampania.it/acerra/relazione/007_TRICLOROETILENE.pdf

Arsenico: L’arsenico e molti dei suoi composti sono veleni particolarmente potenti. L’arsenico uccide danneggiando in modo gravissimo il sistema digestivo, portando l’intossicato alla morte per shock.

Dalle rilevazioni arpac Campania sui pozzi emerge che il pozzo codice 27 (Tavola n° 8 Pozzo 27 in Località Brancaccio) presente una quantità di Arsenico 2 volte superiore ai livelli di allarme. I dati sono consultabili al seguente link:

http://www.arpacampania.it/acerra/relazione/001_ARSENICO.pdf

Cloroformio: È un composto nocivo alla salute umana e all’ambiente, nonché un forte sospetto cancerogeno. Il cloroformio, noto anche come triclorometano, è un alogenuro alchilico.A temperatura ambiente è un liquido trasparente, abbastanza volatile, dall’odore caratteristico.

Dalle rilevazioni arpac Campania sui pozzi emerge che il pozzo codice 11 (Tavola n° 6 – Pozzo 11 – Via Alcide De Gasperi) e il pozzo codice 26 (di cui non ne viene riportata l’ubicazione) presentano livelli di cloroformio che superano in maniera preoccupante i livelli di allarme. I dati sono consultabili al seguente link:

http://www.arpacampania.it/acerra/relazione/005_CLOROFORMIO.pdf